Presto denunciati gli utenti che diffondono attraverso internet materiale lesivo alle cariche dello Stato


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Il Governo italiano ha ingaggiato una società – la Hagakure srl – per censire chi, sul web e sui social network, deride l’immagine dei componenti delle alte cariche governanti.
Segnaleranno e chiederanno la chiusura degli account irriverenti e offensivi di chi fa fontomontaggi ironici o sessualmente denigratori, ma anche chi scrive frasi che ledono l’immagine.
Come già accadde pochi mese scorsi a chi aveva realizzato un fotomontaggio osè della deputata di SEL e Presidentessa della Camera Laura Boldrini. Un lavoro che apparentemente sembra in stile repressivo sovietico o delle odierne dittatura comuniste.
Stipendiato con i soldi degli contibuenti italiani, ben 49 mila euro fino a fine agosto, che già consentono alla Boldrini un ufficio stampa con 33 assunti, a cui ora se ne è aggiunto un altro paio.
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Un costo che si aggira sui 130.000 euro. Tanto la Camera dei Deputati è pronta ad spendere annualmente nella comunicazione e nell’invio dei messaggi istantanei attraverso il social network Twitter.
La notizia è apparsa sull’edizione del quotidiano Libero, ne rivela infatti che la presidente della Camera, avrebbe inviato al Collegio dei Questori la delibera per gli investimenti che Anna Masera, nuovo capo ufficio stampa della Camera, ha chiesto per volere esplicito della Boldrini. Tra questi ci sono i soldi richiesti (49mila euro per meno di un anno di lavoro) per potenziare la comunicazione tramite l’utilizzo di Twitter, Facebook e Youtube.

La comunicazione sui Social Network viene affidata alla Hagakure srl di Marco Massarotto, incaricata a ‘cinguettare’ o ‘postare’ gli aggiornamenti relativi alla Camera ma anche a «gestire e segnalare/bloccare gli account che attuano comportamenti online non conformi alla social media policy istituzionale» nonché alla «moderazione/cancellazione di commenti non conformi alla social media policy istituzionale», come riporta il Libero. A questa spesa di quasi 50mila euro vanno aggiunti 22mila euro da destinare a Michele Bertelli, freelance addetto al ruolo di video editor maker, i 33mila euro per Stefano Bruno in qualità di web editor e una cifra che oscilla dai 30 e 50mila euro annui per la folta schiera di addetti stampa di cui la camera si contorna.

D’ora in avanti gli utenti iscritti sui social sorpresi a postare immagini non originali che denigrano i nostri parlamentari e le altre cariche pubbliche saranno segnalati e denunciati per diffamazione e quindi processati. Fatto già accaduto e sentenziato con cui la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio l’assoluzione, pronunciata dalla Corte militare d’appello di Roma, nei confronti di un maresciallo della Guardia di Finanza, che, sul proprio profilo Fb, aveva usato espressioni diffamatorie.
Questo il verdetto della Cassazione dell’episodio:”Ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone indipendentemente dalla indicazione nominativa, il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di piu’ persone, anche soltanto due”, Ai fini di tale valutazione, conclude la Corte, “non può non tenersi conto dell’utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, né alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona”.

Cosa si rischia? Il reato, punito dall’art. 595 c.p. con pene, nella forma aggravata, fino a 3 anni di reclusione (con annesso diritto al risarcimento nei confronti della parte lesa), prevede l’inserimento di frasi offensive (battute “pesanti”), notizie riservate la cui divulgazione provoca pregiudizi, foto denigratorie o comunque la cui pubblicazione ha ripercussioni negative, anche potenziali, sulla reputazione della persona ritratta

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