Grillo urla e fà paura, intanto la sinistra ruba in silenzio e prende voti


 

Rimborsopoli, ora trema la sinistra

Nell’udienza del 22 settembre il gup potrebbe tirare nuovamente in ballo i consiglieri Pd (e non solo) per i quali i pm avevano chiesto l’archiviazione.
E così si fa largo una mossa a sorpresa: ricusare il giudice.
Contestate cene, viaggi e persino ricariche telefoniche
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La mossa è in pieno stile berlusconiano: ricusare il giudice.
Questa la linea di difesa che i consiglieri regionali del Pd potrebbero adottare in vista dell’udienza del 22 settembre, quando quasi tutti gli esponenti democratici della passata legislatura sono attesi davanti al Gup Roberto Ruscello per discutere la loro posizione nell’ambito di Rimborsopoli.
L’eventualità è stata affrontata ieri sera in coda alla riunione della segreteria regionale in un incontro con l’avvocato Luigi Chiappero, difensore di un nutrito drappello di politici (Davide Gariglio, Stefano Lepri, Angela Motta, Rocchino Muliere e Wilmer Ronzani, più i due ex consiglieri del centrodestra Giampiero Leo e Luca Pedrale).
Come noto, l’orientamento del giudice sarebbe quello di respingere se non tutte, buona parte delle richieste di archiviazione ordinando un supplemento di indagini o direttamente formulando nei loro confronti l’imputazione coatta di peculato.
Prospettiva che avrebbe pesanti ripercussioni politiche, oltre che giudiziarie: la neonata maggioranza e la nuova giunta regionale verrebbero investite da un ciclone che potrebbe riguardare l’attuale vicepresidente Aldo Reschigna (difeso dall’avvocato Enrico Grosso), il capogruppo e numero uno del partito in Piemonte Davide Gariglio, gli assessori Monica Cerutti (difesa dalla compagna di Sel e assessore in Comune Maria Grazia Pellerino) e Gianna Pentenero, il vicepresidente del Consiglio Nino Boeti (difeso dall’avvocato Maria Grazia Cavallo).
Una bella grana per Sergio Chiamparino che proprio sulla “giunta dalle mani pulite” e senza “mutande verdi” ha scommesso la propria immagine pubblica.
Da qui l’ipotesi di ricusare il giudice adducendo il fatto che Ruscello è entrato nel merito, giudicando patteggiamenti e irrorando condanne.
Linea opinabile e, forse, politicamente inopportuna.
Ma si vedrà.


Dopo l’orda di patteggiamenti e le condanne con rito abbreviato, ora trema il centrosinistra in un primo tempo “salvato” dai pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi che non avevano ravvisato elementi soggettivi di dolo. Insomma, cene e acquisti del Pd rientrerebbero nelle spese consone all’attività istituzionale.
Di diverso parere il gup Ruscello che infatti dei 18 “archiviandi” (a cui si aggiungono gli esponenti Pdl Leo, Comba, Vignale e per concorso con loro Pedrale) ha stralciato la posizione dei soli grillini Davide Bono e Fabrizio Biolè, gettando nel panico i vincitori delle scorse elezioni.
Sui quali, va ricordato, pendono le inchieste sul 2008-2010, relative alla VIII legislatura, guidata da Mercedes Bresso (anche lei nel calderone di chi attende il proprio destino): la documentazione, sequestrata a Palazzo Lascaris nel settembre 2012 è ancora al vaglio degli investigatori.
Ad opporsi alle archiviazioni è stato anche l’avvocato Maurizio Vecchio, che ha proposto una “azione popolare” a nome di tre cittadini i quali avevano ravvisato una “disparità di trattamento”, ma Ruscello ha agito di sua sponte probabilmente esaminando scontrini e ricevute a carico dei consiglieri Pd, faldoni nei quali non mancano situazioni a dir poco sconcertanti.
Spiccano, ad esempio, i 9.256 euro contestati a Gariglio di cui oltre 8mila solo in ristoranti e bar e i rimborsi richiesti per partecipare a manifestazioni di partito presentati dall’attuale vice capogruppo a Palazzo Madama Stefano Lepri (a cui è stata contestata una cifra superiore ai 12mila euro), o ancora il viaggio aereo a Tel Aviv pagato con i fondi del gruppo allora presieduto da Eleonora Artesio a un suo collaboratore.
L’ex presidente Bresso, oggi europarlamentare, ha pagato riprese video e consulenze per marketing in vista delle elezioni regionali 2010.
Dalle casse del gruppo di Sel sono usciti 4mila euro a favore dell’associazione Officine Oz per la realizzazione di spot elettorali per le elezioni comunali di Torino e sempre il gruppo allora presieduto da Monica Cerutti ha presentato rimborsi per ristoranti e bar per complessivi 9.875 euro e acquisti vari (medicinali, alimentari, ricariche telefoniche) per conto terzi: il tutto per complessivi 23.746 euro.
Quasi tutti, poi, si facevano rimborsare le spese di trasferta in occasione di manifestazioni nazionali o regionali del partito, mentre Nino Boeti ha caricato sui conti del gruppo le pochette poi omaggiate ai suoi elettori.

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