Minestra di riso, latte e castagne • Val Soana


Minestra di riso, latte e castagne • Val Soana

Per 4 persone:

250 grammi di castagne secche, 100 grammi

di riso, 1 litro e mezzo circa di latte, 1 noce di

burro (facoltativo), sale

Tempo di preparazione e cottura:

un’ora e un quarto

In una pentola della capacità di 2,5 litri, fate

bollire le castagne in tre quarti di litro di

acqua per circa un’ora in modo che a fine

cottura l’acqua risulti consumata.

Schiacciate

grossolanamente con una forchetta metà delle

castagne poi versate il latte e quando questo

inizierà a bollire, aggiungete il riso. Salate e

proseguite la cottura per 15 minuti

rimestando

spesso affinché la minestra non attacchi sul fondo

della pentola.

Se la minestra fosse un po’ troppo spessa, aggiungete

ancora un po’ di latte. A fine cottura

questa minestra deve essere piuttosto densa e

cremosa e si consiglia di attendere almeno un

quarto d’ora prima di servirla. Generalmente

prima di togliere la minestra dal fuoco si usa

condirla con una noce di burro.

Suggerimenti: passando metà delle castagne

con il passaverdura o uno schiacciapatate la

minestra assume una consistenza più vellutata;

la stessa minestra può essere preparata con

castagne fresche; in tal caso ne occorrono il

doppio e si possono sbucciare a crudo oppure si

possono lessare in acqua e sbucciare una volta

cotte.

Storia. La minestra di riso latte e castagne si

prepara lungo tutto l’arco alpino, ma nell’Alto

Canavese, nelle Valli di Lanzo e nel Biellese

aveva un ruolo significativo nell’alimentazione

e non c’è vecchia famiglia locale che non la

conosca. Latte e castagne erano presenti

in tutte le famiglie contadine mentre il

riso lo si acquistava o lo si barattava con

castagne “bianche” (quelle secche sbucciate)

o con formaggio. Non mancavano casi di

pagamento “in riso” dei braccianti che si

recavano nelle risaie del Basso Canavese o

del vicino Vercellese. Le castagne secondo le

zone (esposizione al sole) e il quantitativo da

essiccare, potevano essere essiccate sulle

“lobie” (balconi in legno), sui loggiati oppure

sulla “grà”. La “grà” prende il nome da grata,

una griglia in ferro che costituiva la volta

di piccolissime casette in pietra adibite ad

essiccatoio.

Le castagne venivano allargate sulla “grà” e

sotto si lasciava un braciere acceso per vari

giorni fino ad essiccazione completa.

Le castagne secche venivano poi battute

secondo varie metodologie e passate al vaglio

per eliminare la buccia e la pellicina che le

ricopre. Sempre con il riso, nelle Valli Orco

e Soana come in altre zone del Canavese si

preparavano molte altre minestre, con o senza

latte. In primavera per esempio si utilizzavano

vari tipi di erbe spontanee tra cui prevalevano

il silene e lo spinacio selvatico di montagna.

Le minestre di riso venivano anche offerte dai

famigliari di una persona defunta a coloro che si

recavano al funerale.

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