Polenta mitonà • Val Vermenagna


Polenta mitonà • Val Vermenagna

Per 4 persone:

Per la polenta:

500 grammi di farina di mais, 1 cucchiaio di olio

extravergine di oliva, una presa di sale

Per il condimento:

100 grammi di nostrale stagionato, 100 grammi

di toma piemontese, 150 grammi di gorgonzola,

1 litro di latte, 50 grammi di burro, sale

Tempo di preparazione e cottura:

2 ore e un quarto

Portate a ebollizione due litri di acqua, con

il sale e l’olio. Aggiungete a pioggia la farina

e cuocete, rimestando lentamente, per circa

un’ora. Versate la polenta sull’asse di legno

e tagliatela a fette. Imburrate una teglia di

terracotta non troppo larga ma piuttosto alta e

sistematevi un primo strato di fette di polenta;

cospargete con nostrale grattugiato, qualche

pezzetto di toma e di gorgonzola.

Ricoprite con altre fette di polenta e altro

formaggio, alternando gli ingredienti fino a

esaurimento. Sull’ultimo strato di polenta

distribuite fettine di gorgonzola e fiocchetti di

burro.

Coprite con il latte, aggiustate di sale e passate

in forno a 160 °C per un’ora. La necessità di

pranzare sui luoghi di lavoro comunitario in alta

montagna – tutti gli uomini erano impegnati in

estate nel taglio del fieno, in inverno nel suo

trasporto a valle su slitte – implicava piatti che

mantenessero a lungo calore e consistenza.

Niente di meglio di una polenta mitonà (si legge

“mitunà” e significa sobbollita dolcemente, a

fuoco lento), arricchita di buoni formaggi che

dessero vigore in tanta fatica: l’ideale anche

di sera perché sempre pronta al momento del

ritorno a casa.

Storia. Un centinaio di anni fa, in Val

Vermenagna e nelle valli limitrofe la polenta

di mais costituiva la base dell’alimentazione

quotidiana, molto spesso con poche alternative.

La polenta di granturco era importante non

solo per la sua capacità di sfamare, ma anche

per la sua relativa conservabilità e portabilità.

La polenta mitonà, resa molto nutriente dal

suo contenuto di formaggio, poteva essere

trasportata nei campi e negli alpeggi e lì

consumata. Tuttavia, si trattava di un piatto

apprezzato anche al di fuori delle sue origini

popolari.

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