Volete spaccare con i vostri amici?


Volete spaccare con i vostri amici? Fategli bere dello sfuso e raccontategli che costa una cifra!

Un articolo del The Independent ha sollevato un’annosa questione, quella secondo la quale le persone tendono a legare la qualità di un vino al prezzo dello stesso. Sostanzialmente, nell’esatto momento in cui ti comunico che una bottiglia di vino mi è costata molto tu, amico ingenuo, la berrai persuaso della sua eccezionalità e bontà, anche dovesse trattarsi di un semplice vino sfuso a buon mercato.

Doug Bolton, autore dell’articolo “istiga” i lettori a sfidare i propri conoscenti, in un momento storico in cui, vuoi per i riflettori accesi sull’Esposizione Internazionale di Milano, vuoi per un parlare di cibo e vino “a tutto andare”, ci sentiamo, tutti, nessuno escluso, esperti di questa quanto mai complessa bevanda. Dice Doug «comprate una bottiglia economica, sostituite l’etichetta e nessuno se ne accorgerà»!

La strategia è chiara: non puoi permetterti una bottiglia di vino pregiato, magari d’annata? Fingi! “Fingi di”, comportamento altrettanto di moda.

La cosa sorprendente è che una base scientifica sostiene questa teoria. Secondo uno studio del Journal of Marketing infatti, i preconcetti sul prezzo di un dato prodotto possono concretamente incidere sulla chimica del nostro cervello, tanto da persuaderlo a godere di un vino “della casa” allo stesso modo in cui percepirebbe una bottiglia più prestigiosa.

Viene naturale chiedersi: il “wine tasting” è una scienza o, sulla base di quanto detto finora, un insieme di stupidaggini? Durante l’esperimento del Journal of Marketing, agli assaggiatori è stato detto che avrebbero degustato cinque vini diversi appartenenti a diverse fasce di prezzo. In realtà i vini erano tre, e il loro valore molto simile. Dalla rilevazione dei parametri cerebrali è emerso che il vino più apprezzato era lo stesso del quale conoscevano l’alto valore economico.

Quello che ne consegue è la (triste) conferma del peso che esercita sulla suggestione psicologica il marketing. Quanto siamo fragili di fronte alle nostre scelte? Come difendiamo le nostre opinioni, se effettivamente il nostro cervello ci porta a valutare le esperienze di consumo, come nel caso del vino, a seconda di come i prodotti vengono commercializzati, vale a dire dipendentemente da come ci vengono raccontati.

Gli autori dello studio suggeriscono che le persone in cerca di gratificazione e che tendono a non esercitare abitualmente i propri sensi (tanto praticamente quanto psicologicamente) hanno una maggiore probabilità di essere influenzati dalle operazioni di marketing e brand awareness.

Non possiamo inoltre negare che, nel corso degli ultimi anni, è stato provato quanto le capacità dei degustatori professionali, così come per i bevitori, vengano spesso influenzate a loro volta da preconcetti, positivi e negativi.

Come difenderci da tutto questo? Noi vi suggeriamo l’unica strada che conosciamo: fidatevi di voi stessi, se vi piace bere buon vino prendete ogni tanto la macchina e andate imbrattarvi le scarpe da ginnastica da un produttore, sarà felice di raccontarvi del suo vino; scovate un’enoteca in città frequentata da gente vestita male, i migliori intenditori hanno i capelli brizzolati e indossano una t-shirt dei Radiohead; girate al largo dai predicatori (regola applicabile a vari campi)!

E poi se proprio volete studiare, potete partire dalla guida Slow Wine. Stay tuned! Vi stiamo preparando l’edizione 2016 sulle note di Creep, per veri intenditori!

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