Peronospora


Peronospora

Plasmopara viticola (B. et C.) Berl. et De Toni

Aspetti della biologia del patogeno La peronospora sverna sotto la forma sessuata di oospora che matura in inverno e inizio primavera.

Le oospore iniziano a formarsi con i primi attacchi della malattia in maggio-giugno e sono in grado di sopravvivere mantenendosi vitali per più anni nei residui fogliari caduti nel terreno.

Completata la maturazione germinano in presenza di acqua e temperature superiori a 10°C sviluppando

macrosporangi al cui interno si formano alcune decine di zoospore.

Recenti studi genetici sulla peronospora hanno permesso di stabilire che, in condizioni climatiche favorevoli, il processo di germinazione delle oospore si protrae scalarmente nel corso della stagione anche fino ad agosto. È stato visto che il potenziale infettivo delle oospore è molto elevato a maggio/giugno per poi decrescere nel corso della stagione.

Le condizioni climatiche per lo sviluppo delle conseguenti infezioni primarie fanno riferimento alla presenza nelle 24 ore di temperatura minima superiore a 10°C, pioggia minima di 10 mm e lunghezza dei germogli di almeno 10 cm. Il periodo di incubazione della malattia dipende dalla temperatura e dall’umidità, può avere una durata minima di alcuni giorni oppure può prolungarsi oltre i 10-15 giorni.

Le infezioni secondarie sono asessuate e si sviluppano a partire dagli sporangi prodotti dall’infezione

primaria con la necessità di bagnatura fogliare e temperature ottimali sui 20-25°C.

I ricordati studi genetici hanno evidenziato che nel corso della stagione vegetativa i cicli secondari si sviluppano da pochi genotipi delle infezioni primarie e questi compaiano precocemente, verso maggio o giugno.

Inoltre, è stato visto che gli sporangi secondari non tendono ad allontanarsi molto dall’originario ciclo

primario. Quindi abbiamo stessi genotipi piuttosto raggruppati all’interno del vigneto con bassa migrazione

degli sporangi secondari da vigneto a vigneto, il che vuol dire che è generalmente bassa la fonte di inoculo proveniente da appezzamenti vicini.

Il quadro sintomatologico è purtroppo sufficientemente noto per cui si faranno solo brevi cenni sugli aspetti legati ai sintomi della malattia.

Il patogeno può aggredire tutti i tessuti verdi in modo particolare durante la fase di accrescimento.

A livello fogliare l’infezione si evidenzia con delle macchie di aspetto rotondeggiante (le caratteristiche “macchie d’olio”) e di colore giallastro a cui si associa la classica efflorescenza biancastra costituita dagli organi riproduttivi del fungo. Tali sintomi portano alla necrosi delle foglie e alla loro caduta.

Su foglie vecchie e nella stagione avanzata si può presentare la cosiddetta “peronospora a mosaico” con piccole macchie poligonali situate lungo le nervature principali. A livello dei tralci erbacei e sui germogli si verificano imbrunimenti e i tessuti si presentano allessati e da questi quasi sempre si evidenzia la caratteristica efflorescenza biancastra.

Ovviamente, il maggior danno avviene a livello dei grappoli sia in corrispondenza della fioritura (con

allessatura dei tessuti e incurvamento del grappolino a “S”), sia a livello di acini già formatisi (necrosi e disseccamento).

Molecole utilizzabili per la difesa

Il rame è la molecola che fino a oggi mostra la maggiore efficacia nei confronti della malattia. Questo

principio attivo ha anche effetti collaterali tra cui il più importante a livello ambientale è l’accumulo nel terreno, soprattutto negli strati più superficiali in quanto non viene percolato attraverso gli strati del terreno. Il rame dilavato dalla vegetazione e quello perduto dai trattamenti viene immobilizzato nel terreno dai colloidi e dalla sostanza organica.

Il conseguente accumulo del rame porta a una diminuzione dell’attività microbica e biologica del terreno, quindi si ha un aumento della sostanza organica, una diminuzione della mineralizzazione e una minore disponibilità di elementi nutritivi per le piante. Per rallentare gli effetti negativi del rame ne è stato limitato l’uso, come riportato in precedenza.

In particolare, per la viticoltura si possono utilizzare al massimo 6 kg di rame metallo per ettaro l’anno.

In alternativa il viticoltore può scegliere di fare il conteggio considerando gli ultimi 5 anni. In questo caso

il consumo complessivo non deve superare i 30 kg di rame metallo, cioè una media di 6 kg/ha/anno.

Il rame rappresenta per la viticoltura biologica un’arma indispensabile per la difesa dalla peronospora

e come tale va tutelata e protetta perché le attuali conoscenze scientifiche non ci offrono valide

alternative.

Le altre molecole oggi disponibili necessitano ancora di molte sperimentazioni.

Tra di esse figurano anche sostanze non registrate come prodotti fitosanitari. Il termine solfato di rame

(tribasico) comprende il solfato di rame tribasico e la poltiglia bordolese (solfato di rame neutralizzato

con calce).

  • Elenco principi attivi: rame sotto forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, solfato di rame (tribasico), ossido rameoso, peptidato di rame, gluconato di rame, rame formulato con pinolene; silicato di sodio; farine di roccia e argille (basalto, granito, bentonite, algamatolite del Brasile, dolomia); terra diatomacea; propoli; preparati microbiologici (Bacillus licheniformis, Trichoderma harzianum T39 + Gliocladium virens, Streptomyces spp., Erwinia herbicola, Bacillus subtilis, Fusarium proliferatum, Pseudomonas aureofaciens ecc.); preparati biodinamici; estratti vegetali (olio di neem, equiseto, inula viscosa, yucca, salvia ecc.); bicarbonato di sodio e di potassio; acqua ossigenata; sali di potassio di acidi grassi (saponi molli); oli minerali; estratti acquosi di compost; chitosano.

Strategie di difesa

Gli aspetti legati alla biologia del patogeno evidenziano una possibile infezione oosporica prolungata

durante la stagione e, di conseguenza, l’entità dell’attacco della malattia risulta anche correlato alla quantità di oospore presenti nel vigneto.

Questo ci porta a considerare la necessità di mantenere un basso livello del patogeno per tutta la stagione

vegetativa del vigneto, in modo da non aumentare il potenziale infettivo della malattia tramite l’accumulo

di oospore, cioè dell’inoculo svernante.

Durante la stagione vegetativa le condizioni climatiche possono favorire il susseguirsi di cicli primari, ad esempio quando si hanno piogge frequenti con temperature elevate, soprattutto a fine maggio e giugno, oppure si potrebbero avere prolungate bagnature fogliari che favorirebbero i cicli secondari agamici.

Bisogna quindi costantemente monitorare lo stato attuale delle infezioni tenendo conto dei fattori climatici per decidere quando e come intervenire.

In quest’ottica, i dati climatici del vigneto come temperature e piogge insieme alle previsioni meteorologiche costituiscono un supporto molto importante. Anche un modello previsionale della malattia può essere molto utile per ottimizzare i trattamenti.

Bisogna altresì conoscere bene il territorio e utilizzare macchine per la distribuzione tarate e perfettamente

funzionanti. Inoltre è necessario conoscere le caratteristiche tecniche della sostanza attiva che utilizziamo. Per la difesa dalla peronospora è il rame la sostanza attiva a cui dobbiamo fare riferimento.

Questa molecola agisce impedendo la penetrazione del patogeno all’interno della pianta, quindi ha un uso preventivo. Come detto in precedenza possono essere usate diverse formulazioni di rame che differiscono

fra loro per la diversa percentuale di rame metallo contenuto (Cu++) e per il diverso rischio di fitotossicità.

Per i trattamenti dobbiamo fare riferimento al quantitativo di rame metallo a ettaro che si utilizza tenendo conto della limitazione di 6 kg di Cu/ha/anno. Sarebbe opportuno agire nell’ottica di mantenere coperto il vigneto per tutta la stagione.

Esistono diverse strade che possono essere seguite per ottenere questo scopo.

Possiamo modulare il quantitativo di rame a ettaro in base alla fase vegetativa e alle condizioni climatiche. Quindi possiamo partire con i trattamenti quando ci sono le condizioni climatiche per le infezioni primarie con dosaggi bassi di 300 gr/ha di rame.

Questo dosaggio può essere aumentato a 600-700 gr/ha di rame nelle fasi fenologiche più recettive alla malattia come quelle che vanno dalla prefioritura alla post-allegagione.

Si può ritornare ai bassi dosaggi iniziali dalla fase di accrescimento acini. Gli intervalli fra i trattamenti

possono dipendere dalle condizioni climatiche e dalla velocità di accrescimento di germogli e tralci.

Il migliore posizionamento dell’intervento è quando si agisce prima del verificarsi di una pioggia infettante

o quando si verificano bagnature prolungate.

Se non può essere possibile intervenire rispettando questi criteri, è opportuno trattare il prima possibile

rispetto al verificarsi dell’evento climatico infettante.

Moderate velocità di accrescimento della vegetazione possono far ritardare l’intervento se non si verificano

le condizioni climatiche favorevoli per far partire un’infezione.

Sempre tenendo di conto quest’ultimo aspetto, si può diminuire la lunghezza del turno se la velocità di accrescimento è elevata o siamo in periodi fenologici ad alto rischio di malattia.

Un’altra strada che può essere adottata per impostare i trattamenti e i dosaggi è quella che tiene conto in modo prioritario delle condizioni climatiche e lascia spazio al viticoltore per interventi frequenti.

In questo caso sarebbe opportuno usare dosaggi tra i 300-400 gr/ha di rame per trattamento, intervenendo preventivamente prima dell’evento climatico infettante.

Per questa modalità operativa sono importanti previsioni climatiche valide a livello locale per non fare interventi inutili.

Tali dosaggi possono essere aumentati in qualche trattamento anche fino a 700-1000 gr/ha di rame in caso di previsioni di piogge abbondanti, soprattutto in periodi di alta recettività alla malattia da parte della pianta.

In ogni caso il viticoltore biologico deve essere dotato di una capacità aziendale che gli consenta di effettuare trattamenti tempestivi in qualsiasi momento della settimana.

Questa condizione è molto importante per attuare un uso ridotto del rame.

Le molecole alternative al rame non sono in grado di costituire dei validi sostituti.

Anche i formulati rameici a bassissimi dosaggi come gluconati e peptidati non garantiscono efficacia continuativa nel corso della stagione e non sono immuni dal determinare fenomeni di fitotossicità.

È comunque possibile utilizzare tali prodotti come supporto al normale dosaggio di rame nell’ambito di un

impiego combinato, cioè in fasi vegetative in cui la pressione della malattia è bassa.

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