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Fiandra Sergio


Io al tempo del vino al metanolo

prodotti stracibariusLo scandalo del vino al metanolo mi prese in un momento molto particolare. Avevo da poco finito il militare che fui chiamato a lavorare presso la Radicati, una delle pochissime cantine di Torino, in qualità di cantiniere.

Questo accadeva nel 1986.

Fino a quel momento il vino era stato per me un amore che potrei definire naif, nel senso che era stato un avvicinamento del tutto naturale e senza maestri o consiglieri se non quelli degli insegnamenti scolastici.

Negli anni ’60 erano nate le Cantine Sociali, quelle che all’inizio erano accusate di fare il vino “con le bustine” che conquistarono una bella fetta del mercato locale, sempre appannaggio del vino del contadino che dava spesso più dolori che gioie ma ben assorbiti dalle credenze popolari in merito.

Non c’era un vino che amavo particolarmente e che consideravo veramente buono, ma non serviva allora, non mi veniva richiesta particolare conoscenza del prodotto, anche perché ero incaricato, oltre ai soliti lavori di cantina, a preparare le infusioni delle erbe necessarie per produrre il “famoso” Vermouth Radicati e di altri vini ippocratici.prodotti stracibarius

Per circa 9/10 mesi tutto filava liscio come l’olio, scusate il gioco di parole, svolgevo il mio lavoro con passione in una delle cantine “storiche” di Torino, ai docks dora e mi consideravo fortunato ad aver trovato il lavoro per cui avevo svolto i miei studi, in una città che non si poteva considerare “enoica”, ma pur sempre la mia città.

Nel Febbraio 1986 booooomm…………ecco lo scandalo del metanolo.

Da un giorno all’altro mi ritrovai senza lavoro, licenziato da quello che avrebbe dovuto essere il mio trampolino di lancio verso il mondo del vino.

Dei pazzi criminali (non ho altro termine non suscettibile di denuncia) hanno pensato bene di sostituire l’alcol etilico con quello metilico.

Sapevo che quello che arrivava in cantina non era vino, spesso giungeva anche in pieno inverno ancora caldo, ma prodotti stracibariusmai mi sarei immaginato che quel prodotto fatto con bustine, invertasi, zucchero, acido citrico etc…, molto simile a della semplice acqua e zucchero, avrebbe potuto portare la morte.

Mi era stato insegnato che il vino si può fare anche con l’uva e non solo con le bustine, ma arrivare ad aggiungere il metanolo bisogna avere un’ignoranza abissale per guadagnare qualche lira in più su un vino di basso costo.

Da quel momento tutto cambiò nel mondo del vino italiano.

Pareva che quel mondo avesse avuto bisogno di vedere il baratro di quello scandalo per far gettare vie le incertezze ai
produttori, che da allora presero la cosa in modo completamente diverso. Più seri, più coraggiosi, più professionali, com’è giusto che sia preso un bel lavoro come questo.

Nei giorni dello scandalo si ebbe la certezza di un crollo dei consumi, dove ognuno non avrebbe bevuto più come prima.

Siamo passati, in questi trenta anni da 140L di vino (o vinaccio) bevuto pro capite a 20L con nuova discesa per colpa della crisi.

Le figure coinvolte nello “scandalo” sono sparite, tutte le cantine hanno passato anni difficili, ma chi ha sempre lavorato con serietà, non solo ne è uscito consapevole che la qualità alla fine ripaga, magari dopo 25 anni, ma anche in professionalità e competenza tecnica, ma memoria rimane per ricordare quanto è avvenuto.


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